sabato 22 ottobre 2011

Bike sharing, Milano e Torino pedalano in Europa

Che agli Italiani le biciclette piacciano è un dato certo: nel nostro Paese ce ne sono circa 30 milioni. In numeri assoluti siamo sesti al mondo, dopo Cina (450 milioni), Usa (100), Giappone (75), Germania e India (63). Un conto però è averle, un altro è usarle: quanti italiani utilizzano effettivamente le due ruote per gli spostamenti quotidiani? La risposta arriva da un’altra top ten, decisamente meno gratificante, che riguarda i Paesi a più alta motorizzazione del mondo: qui l’Italia si classifica quinta, vantando - per modo di dire - una media di 600 autovetture ogni 1000 abitanti

Come spiegare questi dati così discordanti? Forse, quello che manca nel nostro Paese è una gestione della mobilità urbana che miri a contenere l’utilizzo dell’auto privata in favore di forme di trasporto diverso, come il servizio pubblico collettivo, il car sharing e il bike sharing. La situazione, come rilevava a settembre 2010 un rapporto realizzato da Legambiente, non è delle migliori: negli ultimi anni il trasporto pubblico non è stato utilizzato quanto avrebbe potuto, le isole pedonali non sono aumentate e le zone a traffico limitato si sono addirittura rimpicciolite.

Un quadro desolante che presenta però un’eccezione: il bike sharing. Il servizio di condivisione pubblica delle biciclette, seppur a piccoli passi, sta continuando infatti a crescere. Abbiamo provato a fotografare la realtà di questo fenomeno, che attualmente raggiunge 150 comuni, per un totale di quasi 7000 bici che viaggiano per le vie delle nostre città. All’incirca la metà dei 117 capoluoghi di provincia hanno già avviato il servizio, che però si estende anche a realtà più piccole. Un esempio su tutti quello di Savigliano, cittadina in provincia di Cuneo, che può vantare il rapporto più alto tra biciclette a disposizione e residenti: sono 26 ogni 10.000 abitanti.

Il bike sharing in Italia è gestito principalmente da due società: Bicincittà, di proprietà dell’azienda torinese Comunicare Srl, che fornisce il servizio a 61 comuni e C’entro in bici, fondata nel 2000 da Fulvio Tura, che ne serve 95. La prima utilizza il sistema elettronico, detto di seconda generazione, dove il prelievo avviene tramite una tessera su cui sono registrati i dati dell’utente; la seconda si serve invece del sistema meccanico, o di prima generazione, in cui la bicicletta viene sbloccata tramite una chiave. Tra le eccezioni c’è Milano, che nel 2008 ha affidato la realizzazione di BikeMi alla multinazionale americana della pubblicità Clear Channel, nota per aver servito Stoccolma, Barcellona e Rennes. L’azienda si è occupata di fornire il servizio di bike sharing e di avviarlo, ottenendo in cambio la gestione di centinaia di spazi pubblicitari sparsi per la città: per capirci, è lo stesso metodo usato da Parigi e Londra.

«In Italia i fiori all’occhiello per la mobilità alternativa sono Milano, Torino e Brescia», spiega Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility, associazione che si occupa di mobility management e sostenibilità. Il capoluogo lombardo vanta la rete più sviluppata, con circa 2000 biciclette disponibili (ma si conta di arrivare presto a 3600) e 120 stazioni (qui l’obiettivo è quota 201). Il servizio ha attecchito in città fin dalla sua inaugurazione nel dicembre 2008, e nel 2010 contava già 13.000 utenti attivi. "Per il nostro bike sharing ci siamo ispirati alle grandi realtà del Nord Europa", afferma Pierfrancesco Maran, assessore alla mobilità del Comune di Milano. "A Copenhagen, per esempio, il 75% delle persone utilizza la bicicletta per gli spostamenti. Sappiamo che questa soglia non è facilmente raggiungibile, ma cerchiamo di pensare in grande». Milano si piazza al terzo posto tra i capoluoghi di provincia per rapporto tra biciclette disponibili e abitanti, con 14,9 mezzi ogni 10.000 abitanti, dietro soltanto a Brescia (20,9) e Lodi (19).

[Valerio Bassan e Elisa Zanetti, www.linkiesta.it]

Nessun commento:

Posta un commento